Sant’Agata, la festa “privata” del capovara

Catania, Sant’Agata, la seconda festa religiosa per numero di partecipanti al mondo, per una miriadi di aspetti è diventata una festa privata, monopolizzata tristemente da una piccola oligarchia. Durante la processione, usando un gergo marinaresco recentemente salito agli onori della cronaca, gli “inchini” non sono cosa rara.

Succede ad esempio che, la notte tra il 5 e il 6, nel bel mezzo della già lenta e difficoltosa processione il Maestro del fercolo, Claudio Baturi, decida di far fare una sosta al fercolo, trainato da migliaia di fedeli, sotto l’abitazione dove si trova la propria famiglia, come accade solitamente davanti alle chiese o ai santuari. Non una sosta breve o casuale – come testimoniano le lamentele dei vari devoti che hanno assistito alla scena –, ma “un vero e proprio posteggio sottocasa”, tra risate, fotografie infatti trascorrono 20 interminabili minuti per tutti. Il tempo necessario per il cosiddetto “capovara” di scendere dal fercolo e andare a dare un saluto ai propri cari.

Per la famiglia Baturi – incolpevole dell’accaduto –, quel istante della processione rappresenta un grande momento: oltre a Claudio sulla vara c’è anche Giuseppe, sacerdote e fratello più grande, che rimane accanto alla Santa.

Quella del Maestro del fercolo è una figura chiave per il positivo andamento della festa, in particolare per quanto riguarda il percorso della Santa per la città. Rimanendo in tema marinaresco è un po’ come il comandante della nave, e “suonare la campanella” – come pensano in molti – non è affatto il suo ruolo principale. Al contrario, le sue responsabilità sono notevoli: esemplare in questo senso la condanna della Corte di cassazione per omicidio colposo al predecessore di Baturi, Alfio Rao. Durante la festa del 2004, nell’episodio che procurò la morte di Roberto Calì, secondo la Corte, Rao non avrebbe rispettato, infatti, le condizioni di sicurezza necessarie.

Un ruolo sicuramente importante per la cui nomina, poche settimane addietro, l’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, aveva varato un nuovo regolamento incentrato fortemente sulla legalità.

Bene, a quanto pare la legalità da sola non è sufficiente. È necessario anche il buonsenso. Due concetti che non possono essere assolutamente separati perché si può agire nell’osservanza delle leggi, sia civili che ecclesiastiche, senza tuttavia dimostrare di possedere un minimo di buon senso.

Per il variegato popolo dei devoti questo episodio (passato inosservato da tutti i media) è stato l’ennesimo cattivo esempio di prepotenza offerto da chi, per tutti, dovrebbe essere il “modello”. E considerando che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, non stupisce allora la reazione esagitata e anch’essa prepotente di quei “devoti ultra” che pretendevano di fare con la Santuzza i propri comodi, fregandosene della sicurezza pubblica, volendo affrontare a tutti i costi e contro la decisione dello stesso “capovara” Baturi, la salita di Sangiuliano.

Evidentemente, come dice il proverbio, è sempre vero: “prima di dare buoni consigli bisogna dare buoni esempi”.

(Versione completa di quanto pubblicato sul Quotidiano di Sicilia del 7 febbraio, pagina 11)

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13 risposte a “Sant’Agata, la festa “privata” del capovara

  1. mizzica, interssantissimo iee queschd ardiggolo!!

    Ieee una dddelle tcie piagghe deaaa siggiddia:

    u tciaffico,
    u vuccano

    e a siccita’

    i adess anch u capuvara!!

  2. Grande mesa;)

  3. Apposto Mesa

  4. Mi era sfuggito questo aneddoto. Ricambio i complimenti!

  5. non so chi sia il giornalista che scrive ma so per certo che il “capovara” in via caronda non ha nessuna casa e prima di scrivere certe cose bisogna essere bene informati

    • Salve, l’articolo l’ho scritto io (l’autore del blog).
      Preciso due cose: 1)Non ho scritto che il “capovara” ha una casa in via Caronda, ma semplicemente che ha fatto una sosta (20 minuti cronometrati) sotto l’abitazione dove si trovava la propria famiglia.
      2) La scena non si è svolta solo davanti a me ma c’erano centinaia di persone, come può ben immaginare.

      Cordiali saluti

  6. Mi scusi ancora ma non vorrei che si sia fatto influenzare dagli ultimi fatti avvenuti in italia (costa crociera), mi sembra da parte sua un po’ eccessivo commento sulla persona,che a quanto pare lei non conosce,ma che ha giudicato a prescindere.
    Cordiali saluti

    • Mi scusi lei sei insisto. Io ho semplicemente raccontato un fatto oggettivo, la sosta. Non mi sono certo fatto influenzare dalla tragedia della Concordia, due fatti chiaramente lontani. I riferimenti al linguaggio marinaresco sono serviti semplicemente per rendere più chiaro quanto stavo raccontando.
      E infine, non mi permetto e non mi sono permesso certo di giudicare nessuno, ho solo raccontato quello che è successo. Le ripeto: non c’ero solo io quella notte, tant’è che sul QdS è stata pubblicata anche la lettera di un devoto indignato per la scena in questione.

  7. La sosta c’è stata. Su questo Paniagua ha Raccontato un fatto puro e semplice. Che sia la casa di Baturi sembra sia stato smentito dallo stesso, intervistato da CtZen.it. Si potrebbe rivolgergli un ulteriore domanda: cosa c’è in Via Caronda? Forse s’è verificato di un vespaio inutile o forse siamo davanti a un nuovo Mistero catanese. Chissà…
    Credo cmq che in questa faccenda si Baturi che Paniagua hanno svolto il proprio dovere con la massima pulizia.

    fma

  8. Salvatore Fisicaro

    Caro Stiben Mesa Paniagua sugnu l’amico to Turi ca ti scrivi…è vero e posso confermare alla Sig.ra che sostiene il contrario che il Sig. Baturi ha fatto una sosta per più di venti minuti per incontrarsi con i familiari e farsi le foto così come è stato gridato da uno dei parenti ad un “collega” del capo vara sito sul fercolo. Ed alla espressa richiesta al fratello maggiore, sacerdote, Padre Baturi, che stava sulla vara, quando gli è stato chiesto cosa facesse suo fratello al primo piano della Via Caronda n. 172 non ha risposto ma ha sorriso…putroppo mia cara Signora nella vita il senso del dovere non si compie solo con atti eclatanti come il non fare la salita di San Giuliano per motivi di sicurezza, cosa questa molto giusta, ma anche e soprattutto nel non compiere gesti di questo tipo che possano compromettere la pur sempre seria e valida figura del capo vara in quanto responsabile ed esempio anche per persone che,come la mattina del 6, volevano xon prepotenza mettere a rischio l’incolumità dei devoti.

  9. la famiglia di Baturi abita a barriera e lo posso confermare di persona, e seconda cosa,in via caronda non ci abita nessuno,a staento qualche amico, sono disposto a quelerare ogni altra “sciocchezza”

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