Agricoltura uccisa dalla malaburocrazia

La malaburocrazia sta uccidendo le aziende agricole in Sicilia. Per gli imprenditori agricoli, infatti, pesano come macigni i ritardi e le lungaggini burocratiche che, insieme con l’attuale congiuntura economica, fanno chiudere e perdere fatturato.

Nel 2010 hanno chiuso i battenti 4.052 imprese agricole. Nello stesso anno si è registrato un ridimensionamento del valore della produzione di 71.400.000 euro. Per un comparto in ginocchio, falcidiato dalla crisi economica globale, dal calo dei consumi, dall’aumento delle spese e da condizioni climatiche a volte non favorevoli, a dare il colpo di grazia alle imprese agricole ci ha pensato la burocrazia inefficiente. Certificazione antimafia, Durc, rimborsi Iva, tutti elementi accomunati da una parola: “ritardo”.

Prendiamo il caso della Certificazione antimafia: in Sicilia, così com’è, rappresenta un problema per le aziende a causa dell’eccessiva lentezza nella fase del rilascio. Spesso e volentieri le imprese agricole e non solo, sono costrette a perdere l’opportunità di partecipare a finanziamenti o gare pubbliche perché sprovviste del documento che rimane impigliato nelle lungaggini burocratiche.

Il primo a sollevare la questione all’opinione pubblica era stato il presidente della Commissione Legislativa Attività produttive dell’Ars, Salvino Caputo, dopo aver partecipato ad un congresso della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Sicilia. “A volte – ha denunciato – si attende dagli 8 ai 13 mesi per ottenere il rilascio delle certificazioni antimafia necessarie per accedere ai finanziamenti pubblici per le imprese agricole. Con il risultato che mentre si attende, i finanziamenti si perdono. Tutto questo procura un danno alle imprese agricole che in un momento di crisi dell’intero comparto come quello attuale, perdono anche l’occasione di poter ottenere importanti risorse finanziarie utili per il rilancio delle loro attività”.

Problemi confermati anche da Umberto Postiglione, Prefetto di Palermo, allo stesso Caputo: “Mi ha confermato – racconta – che è a conoscenza del problema e lo sta attenzionando. Spiegandomi, inoltre, che purtroppo la difficoltà maggiore sta nell’acquisire i pareri osservativi da parte dei commissariati di Polizia, dalle stazioni dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. Questi ritardi sono dovuti alla mole di richieste e di accertamenti che non sono paragonabili a quelli di qualsiasi altra provincia italiana”.

Ma la situazione è similare in tutta la Sicilia come dichiara Angela Sciortino, direttrice Cia Sicilia: “Il problema di queste richieste è che spesso vengono presentate in forma cartacea. Quindi i tempi si allungano a dismisura. In Sicilia gli uffici sono impreparati all’evoluzione informatica”. E intanto gli imprenditori agricoli continuano a pagare a caro prezzo la malaburocrazia.

Osservando i dati pubblicati nella Relazione sulla situazione economica della Regione siciliana 2010 (vedi tabella in pagina), si può notare come il numero delle imprese attive nel settore agricolo sia sceso del 3,8 per cento rispetto al 2009. Attualmente, secondo gli ultimi dati disponibili (31 dicembre 2010), nell’Isola ci sono 91.193 imprese attive nel settore contro le 95.245 dell’anno precedente.

Il tasso di mortalità è pari al 5,6 per cento, al cospetto di un basso tasso di natalità, 2,5 per cento. Il valore della produzione agricola, silvicoltura e pesca, valutato ai prezzi di base, si è attestato, in base ai dati diffusi dall’Istat, su un valore pari a 4,2 miliardi di euro correnti, manifestando una flessione dello 0,3 per cento, rispetto al 2009. Ad incidere negativamente sull’annata agraria del 2010 ci sono le condizione climatiche così come gli effetti della crisi economica.

In termini reali il valore della produzione del settore agricolo è andato giù dell’1,7 per cento. E nel settore si registra un incremento della disoccupazione, come dimostrano i dati dell’Inps: nell’ultimo quinquennio si sono persi all’incirca 60 mila posti di lavoro.

I redditi dei produttori agricoli sono particolarmente penalizzati dalla contrastata dinamica dei prezzi delle merci agricole e dei consumi intermedi. Da un lato le imprese hanno subito, infatti, una crescita nei prezzi (2,1 per cento), legata alle quotazioni energetiche ed alle vicende economiche globali, dall’altro una dinamica negativa dei prezzi alla produzione (-0,3 per cento) ha reso meno sostenibile la dinamica dei costi. E così, oggi, i piccoli imprenditori trovano spesso più conveniente non raccogliere il prodotto, piuttosto che andare in perdita affrontando le spese per la raccolta.

 

La direttrice della Cia Sicilia avverte: “Imprenditori infuriati”

“La macchina pubblica faccia un salto di qualità”

Angela Sciortino, direttrice regionale della Cia, conferma al QdS tutti i problemi legati alle lungaggini burocratiche.

Le Amministrazioni sono preparate?

“Io sfido chiunque a trovare  funzionari sufficientemente formati per sapere come si rilasciano determinate richieste, noi come associazione, purtroppo, ci siamo passati. Per esempio, il Durc si richiede online, ma non gli hanno creato un canale preferenziale”.

E le imprese?

“Le imprese sono già con l’acqua alla gola perché c’è la crisi e sono costrette ad anticipare tutte le spese per gli investimenti, quindi devono avere la liquidità, e per ottenere un qualsiasi contributo in conto capitale devono aspettare anni, il vantaggio che ottengono poi è forse addirittura di gran lunga inferiore alle aspettative”.

Per uscire da questa situazione chi deve fare qualcosa in più?

“Le associazioni delle imprese in questo momento subiscono questi ritardi della burocrazia. È la macchina pubblica che deve fare un enorme salto qualitativo. La Pa stimola gli imprenditori ad adeguarsi ai tempi innovandosi, basta vedere tutto quello che la normativa ha sfornato negli ultimi anni, ma poi rimane inadeguata. Un esempio per tutti: non credo che nella Pubblica amministrazione vengano rispettate le normative sulla privacy e la sicurezza sul lavoro alla stessa maniera che pretendono che le imprese private la rispettino. E allora non si può pretendere dal privato quello che il pubblico non fa. E gli imprenditori da questo punto di vista sono veramente infuriati”.

 

Berretta (Pd) ha presentato un’interpellanza al ministro Tremonti

Ritardi nei pagamenti dei rimborsi per l’Iva

Tra i tanti problemi burocratici che le imprese agricole sono costrette a sopportare, c’è quello legato al rimborso dell’Iva. A tale proposito il parlamentare del Pd, Giuseppe Berretta, ha presentato un’interpellanza al ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti affermando che sono centinaia le aziende siciliane fortemente danneggiate a causa dei ritardi nei pagamenti dei rimborsi per l’Iva versata a credito nel 2010. “Le aziende agricole – ha dichiarato – dallo scorso 1 febbraio hanno presentato all’Agenzia delle Entrate le istanze di rimborso per Iva a credito maturata nel corso del 2010 e sono state sottoposte a verifiche per accertare il diritto al rimborso. Gli imprenditori hanno dovuto presentare polizze fideiussorie, con oneri economici non indifferenti, nell’attesa del rimborso, in merito al quale si sono verificati però notevoli ritardi. Nel Ragusano, ad esempio, il Ministero avrebbe effettuato a luglio l’ultimo accredito da 130.000 euro alla Serit, ma le imprese non hanno ancora ottenuto rimborsi”.

Intanto qualcosa sembra muoversi, infatti, l’assessorato regionale delle Risorse agricole ha pubblicato il decreto che sancisce l’operatività della “G – card”. Questa servirà a facilitare i rapporti tra il settore bancario e le imprese agricole, riducendo le richieste di garanzie collaterali nell’accesso al credito. “Quello del credito è un problema urgente e che ha bisogno di soluzioni immediate – ammette l’assessore Elio D’Antrassi. “La “G – card” rappresenta un provvedimento funzionale e di reddito per le aziende, che potranno surrogare le normali garanzie per accedere ai finanziamenti bancari. In questo modo, i nostri imprenditori avranno un accesso al credito più agevole e a un tasso più basso”. Il benchmark per la Sicilia rimane la Lombardia dove si verificano e si certificano, senza intoppi burocratici, sicurezza dei lavoratori, benessere degli animali allevati, sostenibilità ambientale. Tutti elementi che insieme alla celerità della spesa dei fondi comunitari del Psr contribuiscono a migliorare la produttività.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 25 ottobre 2011, pagina 10)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...