Sicilia, ecco come è stato rispettato il Patto di stabilità 2010

“Il risultato raggiunto a fine esercizio 2010 è inferiore all’obiettivo programmatico, a dimostrazione del rispetto del patto”. È quanto scrive il Governo isolano nella Relazione sulla situazione economica della Regione siciliana 2010 riferendosi al Patto di stabilità.

“Il raggiungimento dell’obiettivo programmatico 2010 – specifica puntualmente il documento – è stato particolarmente impegnativo soprattutto in termini di cassa, e si è concretizzato in una serie di azioni di contenimento a seguito dei monitoraggi sulla spesa”.

Procediamo con ordine. Le regole che riguardano il Patto di stabilità per le Regioni a statuto speciale fino all’esercizio 2010 sono enunciate dal decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133. A questo riguardo la Regione si è impegnata, secondo quanto previsto da tale normativa, con il ministero dell’Economia e le finanze a mantenere un livello complessivo di spese finali e sia in termini di competenza che di cassa, non superiore al corrispondente complesso di spese finali concordato con il Ministero per il Patto di stabilità interno 2009, aumentato del 1 per cento. Obiettivi programmatici che ammontano rispettivamente a 8.099 milioni di euro per gli impegni ed in circa 6.969 milioni di euro per i pagamenti.

Nella tabella viene rappresentato il valore relativo alle tipologie di spesa che concorrono al rispetto del Patto di stabilità, in termini di pagamenti, e viene verificato il raggiungimento degli obiettivi programmatici. I dati riportati mostrano come la Sicilia abbia rispettato il patto. Già negli impegni di spesa la Regione ha lasciato un margine di circa 323 milioni con una percentuale di avvicinamento all’obiettivo del 96 per cento. Nei pagamenti, poi, il totale speso è stato di 6.954.118 milioni di euro, migliorando, rispetto all’obiettivo, di 14 milioni con una percentuale di avvicinamento pari al 99,8 per cento. I risultati relativi ai pagamenti dimostrano che la spesa deducibile ai fini del patto ammonta al 58,5 per cento del totale dei pagamenti finali.

Come si può osservare dalla tabella della Relazione (in migliaia di euro), infatti, dal totale delle spese correnti sostenute nell’anno 2010, 14.281.152, vanno decurtate le spese per la sanità, 8.411.686, cui si applica la specifica disciplina di settore. Inoltre, sono state escluse le spese per il rinnovo del contratto collettivo 2004-2007 relativo al personale addetto al trasporto pubblico locale, 7.762.

Altra spesa da dedurre e quella relativa alla concessione di crediti e la quota a carico dell’Unione Europea per interventi cofinanziati correlati ai finanziamenti dell’Ue, 978. Stesso discorso per le spese derivanti dalla progettazione ed esecuzione del sesto Censimento generale dell’agricoltura, 394. Si decurtano anche le spese in favore degli Enti Locali per pagamenti effettuati a valere sui residui passivi di parte corrente a fronte dei corrispondenti residui attivi degli Enti Locali, 112.816. Alla fine, sottraendo le somme decurtate la spesa corrente totale da considerare per il patto è pari a 4.996.060. A questa cifra va aggiunta la spesa in conto capitale, 1.958.068. Ed ecco, dunque che il totale è 6.954.118, che rientra nell’obiettivo del Patto di stabilità 2010 di 6.968.665.

Cosa sarebbe successo se non si fosse rientrati nei parametri?

La Regione siciliana ha rispettato dunque il Patto di stabilità 2010, ma cosa sarebbe successo se l’Isola non avesse mantenuto la parola data al ministero dell’Economia e le finanze?

La Relazione sulla situazione economica dell’Isola, oltre a spiegare come si è raggiunto tale obiettivo, delucida quali sarebbero state le conseguenze di un eventuale inadempienza.

“Il regime sanzionatorio da adottarsi – spiegano – era dettato dal citato articolo 77-ter del decreto legge n. 112/ 2008. convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133. Ai sensi del predetto articolo, in caso di mancato rispetto del Patto di stabilità interno, le Regioni nell’anno successivo a quello inadempiente non possono impegnare spese correnti, al netto delle spese per la sanità, in misura superiore all’importo minimo del triennio precedente e non possono contrarre debiti per investimenti. Mutui e prestiti obbligazionari dovranno essere corredati da una certificazione di attestazione dell’osservanza del Patto di stabilità per l’anno precedente (comma 15 dell’articolo 77-ter )”.

Ma la Regione rispettando il Patto si è salvata anche, ai sensi del comma 4 dell’articolo 76 del suddetto decreto legge, del divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. Incluso il divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della medesima disposizione.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 28 settembre, pagina 6)

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