Sicilia, giù investimenti e consumi delle famiglie, colpa del debito pubblico che deprime il Pil

L’economia siciliana sta molto lentamente cominciando a risollevare la testa dopo la crisi del 2009, benché la conclusione definitiva del periodo di recessione per l’Isola sia ancora lontana.  Questo, naturalmente senza tenere in considerazione l’attuale congiuntura. È quanto emerge dalla Relazione sulla situazione economica della Regione siciliana 2010, presentata dalla Giunta all’assemblea elettiva ai sensi dall’articolo 3 della Legge regionale 47/77.  L’obiettivo di tale documento – lo ricordiamo – è quello di facilitare agli Organi di Governo ed al Parlamento regionale, la predisposizione di adeguate misure programmatiche mirate al sostegno e alla promozione dell’economia siciliana.

In particolare, dopo aver analizzato panoramicamente il momento generale di crisi, nel secondo capitolo della relazione si fa una fotografia del quadro macroeconomico regionale. Dai dati forniti esce una linea precisa dell’andamento dell’economia dell’Isola nell’anno 2010.

È bene capire, innanzitutto, che dopo la crisi mondiale del 2009 – che alla Sicilia aveva tutto sommato causato pochi danni (-2,9 per cento di Pil) – l’economia dell’Isola ha cominciato a risvegliarsi. Una ripresa molto lenta però, e ciò anche rispetto ad altre regioni ben più colpite dalla recessione. Infatti, se confrontiamo il ritmo di sviluppo siciliano del 2010 (0,5 per cento, stimato dal Modello multisettoriale della Regione siciliana, Mms) con quello nazionale (1,3 per cento), possiamo notare come l’Italia nonostante il tonfo del Pil nel 2009 (-5,2 per cento) stia rialzando la testa più rapidamente. Ma in generale la reazione è più lenta in tutto il Mezzogiorno rispetto all’area Centro-Settentrionale, segno che il problema è anche strutturale.

Nel documento si analizza, inoltre, l’andamento del Pil siciliano negli ultimi anni (vedi tabella in pagina): si può notare come la Regione abbia mantenuto un profilo stazionario nel triennio 2002-2004, acquisendo una maggiore dinamicità nel 2005, anno nel quale il Pil dell’Isola cresceva a ritmi del 2,4 per cento, contro lo 0,4 per cento del Mezzogiorno e lo 0,7 per cento dell’Italia. Nel biennio successivo, 2006-2007, si è registrato un rallentamento delle attività economiche. A questo ha fatto seguito lo stallo e la recessione degli anni 2008, -1,7 per cento, e 2009, -2,9 per cento. In questa fase di crisi, tuttavia, sono state maggiormente colpite l’economie di altre Regioni Meridionali. Infatti, osservando il Pil complessivo del Mezzogiorno si nota come nel 2008 il calo sia stato di 1,9 punti percentuali, perdite confermate col tonfo del 2009, -4,4 per cento.

Tirando le somme, il documento spiega come oggi il Pil siciliano sia esattamente sui valori di inizio decennio. In pratica è come se la crescita notevole della prima parte dei dieci anni, in particolare nel 2005, avesse bilanciato la caduta del momento critico, 2008/09. Secondo la relazione (vedi  il grafico), inoltre, per la lieve ripresa del 2010 hanno contribuito i consumi delle famiglie e gli investimenti fissi lordi (rispettivamente +0,5% e +1,3%). Al contrario, nel 2010, è risultato negativo il contributo della spesa delle Amministrazioni Pubbliche e Istituzioni Sociali Privale (-0,9%), probabilmente perché – così come a livello nazionale – la nuova politica impone l’austerity per perseguire il rientro del disavanzo pubblico.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 6 settembre, pagina 6)

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