… Per garantire il diritto di ciascuno di disporre delle proprie spoglie

L’unica cosa realmente certa nella vita di ogni essere umano, qualunque sia il suo credo, è la morte corporea. Cioè l’inceppamento decisivo di quella macchina “quasi” perfetta che è il corpo. Questo momento, come ogni altro avvenimento ufficiale nella vita dell’uomo, ha una sua burocrazia, quindi segue un suo regolamento. La legislazione italiana prevede tre alternative per una salma: la tumulazione, l’inumazione e la cremazione. La più diffusa forma di conservazione delle spoglie del caro estinto rimane lungo la Penisola, così come in Sicilia, la sepoltura che può avvenire per tumulazione o inumazione.

Statistiche alla mano è la tumulazione, quella eseguita dentro ad un loculo di cemento, la più diffusa forma di seppellimento, 57,74 per cento, nel 2007, secondo i dati forniti dalla Sefit (Federutility Servizi Funerari). L’inumazione, quella nella quale la bara di legno è a contatto diretto con la terra, è operata nel 32 per cento dei casi. Poi c’è la cremazione, 10,26 per cento, in grande ascesa nell’ultimo ventennio.

Facendo un rapido excursus legislativo si può notare come in Italia il tema della dipartita e delle conseguenze burocratiche sia stato affrontate in varie occasioni. Lo si trova nella Costituzione (articoli 2 e 19), ancor prima nel regio decreto, 27 luglio 1934 recante “Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie”, n. 1265, passando per il Decreto del Presidente della Repubblica, 21 ottobre 1975, n. 803, fino ad arrivare al Decreto del Presidente della Repubblica, 10 settembre 1990, n. 285 recante “Approvazione del regolamento di polizia mortuaria”.

La cremazione, in particolare è stata regolamentata approfonditamente dall’ultima disposizione a livello nazionale, la Legge 30 marzo 2001, n. 130 recante “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”. Nel Decreto del Presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, n. 285, ad essa sono dedicati gli articoli dal 78 all’81, contenuti al Capo XVI. La legge mette i paletti sulle procedure e le modalità di costruzione degli impianti crematori; sulla volontà effettiva del defunto di disporre in questa maniera delle proprie spoglie mortali; sulla collocazione dell’urna.

Discorso simile, ma meno approfondito, per l’articolo 343 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, dove vi sono le prime regole procedurali sia per la costruzione di crematoi che per la successiva conservazione dell’urna cineraria.

Oggi, in Sicilia, se qualcuno sceglie di ricorrere alla cremazione per la salma di un suo caro deve attenersi a quanto dispone la Legge 17 agosto 2010, n. 18, pubblicata sulla Gurs n. 39 del 3/9/2010. L’obiettivo della suddetta legge è proprio, garantire il diritto di ciascun individuo di disporre delle proprie spoglie mortali, e disciplinare la cremazione, la conservazione delle ceneri derivanti dalla cremazione dei defunti, oltreché l’affidamento delle medesime ed, eventualmente, la loro dispersione.

La dichiarazione sostitutiva di notorietà, documento da compilare a cura del parente più prossimo per ricevere in consegna l’urna cineraria. Urna che può successivamente essere tumulata, inumata, conservata in aree appositamente destinate dentro ai cimiteri, conservata in un luogo privato (da dichiarare), oppure disperdere le ceneri in natura.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 26 agosto, pagina 7)

Vedi anche: È necessario incentivare gli impianti di cremazione in Sicilia

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4 risposte a “… Per garantire il diritto di ciascuno di disporre delle proprie spoglie

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