Sportello legalità al Tribunale Caltanissetta. Iniziativa contro il pizzo e la mafia

In Sicilia, si sa, la legalità è sempre stata vista come una necessità, un problema da risolvere. Per questo ogni iniziativa volta a far rientrare il sistema economico nei binari della giustizia è salutata con estremo piacere. È così è stato anche per lo “sportello legalità” dentro al tribunale, che la Camera di commercio nissena ha istituito e la cui apertura avverrà a settembre.

“Il servizio – spiegano dalla Camera di commercio – sarà a disposizione di quegli imprenditori che vorranno dare un apporto alle inchieste contro il racket delle estorsioni, denunciando eventuali richieste di pizzo”.

Il pizzo, un problema sentito e niente affatto estinto come dimostrano soventemente le cronache dell’informazione. “L’iniziativa – proseguono – contribuirà a fornire ai magistrati ulteriori notizie utili alle indagini condotte, grazie a un accesso diretto al registro delle imprese tramite il programma informatico ri-visual”. Il protocollo, siglato tra il procuratore generale Roberto Scarpinato e il presidente dalla Camera di commercio Antonello Montante, oltre a favorire le imprese e l’amministrazione giudiziaria, sarà utile anche ai cittadini che hanno la possibilità di chiedere un sostegno nel percorso verso la legalità.

“Abbiamo ripristinato la normalità – ha dichiarato durante la presentazione Antonello Montante, presidente della Camera di commercio di Caltanissetta, nonché vicepresidente nazionale di Confindustria con delega per la legalità – con forte senso civico e superando lo strapotere della politica e della mafia, abbiamo detto basta perché non eravamo più competitivi. Il sindacato ha avuto un ruolo molto forte perché sono stati coloro che hanno creduto in un modello innovativo. Ci vogliono più aziende sane e meno legate a vecchi sistemi di potere per sposare un progetto di rilancio socio-economico”.

“Siamo partiti dalla morte di Libero Grassi (l’imprenditore che, dopo aver intrapreso una lotta contro il racket, venne ucciso dalla mafia nel 1991) – spiega Montante – dopo che la vecchia Confindustria lo aveva isolato. Abbiamo invertito i modelli e abbiamo spiegato all’imprenditore che c’era un problema di convenienza. Noi non siamo magistratura, ma sposiamo la scelta dell’imprenditore che intende seguire una rotta diversa”.

“La mafia  – ha concluso Montante – spara di meno, si è evoluta, raffinata ed è più difficile combatterla. Mai come oggi servono più uomini e risorse, poiché la mafia non finisce con la cattura dei latitanti”.

Scarpinato: “Iniziativa che aspira a diventare modello nazionale”

Soddisfatto anche il procuratore generale Roberto Scarpinato “Questo protocollo segna un ulteriore tappa nel percorso avviato con il mondo imprenditoriale per la costruzione di nuovo modello di interazione tra imprenditori e uomini di Stato che operano nel settore della giustizia e che aspira a diventare modello nazionale. A Caltanissetta nasce un movimento sociale che dopo le resistenze e il braccio di ferro che si è consumato negli anni scorsi tra vecchi imprenditori e nuovi esponenti della legalità, è riuscito a segnare il cambiamento. L’itinerario di questi imprenditori “nuovi” è stato pieno di trappole e complesso ma ha visto vincere, il movimento  della legalità, mentre la vecchia classe imprenditoriale è finita nelle maglie della giustizia e gli imprenditori coinvolti in numerosi processi. A Caltanissetta, con Confindustria e con le forze sane dell’imprenditoria si sono scritte pagine nuove, segnando uno spartiacque con il passato. Ci sono imprenditori che competono, con capacità, con caparbietà e che hanno fatto spazio ai vecchi  sistemi che si basavano solo su sistemi oligopolistici. La cultura di mercato necessita che il mercato funzioni e che ci sia un monitoraggio culturale, di  legalità e di sorveglianza culturale”.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 4 agosto, pagina 13)

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