Ecco come cambieranno le imprese turistiche con il nuovo Codice

Le novità introdotte dal nuovo Codice del turismo, non riguardano soltanto la “tutela” del viaggiatore come potrebbe pensarsi considerando la risonanza mediatica che hanno avuto le modifiche pertinenti al turista in sé, come ad esempio il concetto di “danno da vacanza rovinata”. In realtà, quella è solo una parte del Codice – approvato dal Consiglio dei ministri il 5 maggio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno entrato in vigore lo scorso 21 giugno – il cui obiettivo è il riordino dell’intero settore. Affianco alla “tutela” c’è dunque lo “sviluppo”, dove per sviluppo si intende il rilancio del comparto coinvolgendo le aziende che vi operano.

Definizione di impresa turistica

(art. 4 dell’allegato 1)

La prima grande novità è la rielaborazione del concetto stesso di impresa turistica. Oltre alle agenzie di viaggio e alle strutture ricettive, vengono inserite, come recita il testo, “quelle che  esercitano attività economiche, organizzate per la produzione, la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell’offerta turistica”. Quindi adesso rientrano nella categoria le imprese di ristorazione, i pubblici esercizi, i parchi divertimento, le aziende di intrattenimento di ballo e di spettacolo, quelle di organizzazione di convegni e quelle nautiche.

Semplificazione degli adempimenti amministrativi

(artt. 16 e 17 dell’allegato 1)

Inoltre, per avvantaggiare gli imprenditori rendendo più celere l’avvio di una struttura turistico-ricettiva, l’operazione resta soggetta a Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) – nei limiti e alle condizioni di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Così, senza lungaggini burocratiche, l’attività potrà essere iniziata dalla data della presentazione della Scia all’amministrazione competente, lo Sportello unico.

Strutture ricettive e altre forme di ricettività

(art. 8 dell’allegato 1)

Altra novità di rilievo, soprattutto considerando le immediate polemiche dei pubblici esercizi, riguarda quanto stabilito al comma 2 dell’articolo 8 dell’allegato 1 dove, oltre a classificare (in strutture ricettive alberghiere e paralberghiere; extralberghiere; e all’aperto) e definire il concetto di “attività ricettiva”, si aprono le porte a questa modifica: “Nella licenza di esercizio di attività ricettiva è ricompresa anche la licenza per la somministrazione  di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nella struttura nonché, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente, per le attività legate al benessere della persona o all’organizzazione congressuale”. Un allargamento verso l’esterno che non sta bene ai ristoratori.

Agenzie e organizzatori di viaggio

(art. 18 dell’allegato 1)

Adesso, inoltre, le agenzie operanti online verranno sottoposte alle stesse regole alle quali sono soggette quelle tradizionali. La nuova definizione stabilisce infatti che “Le agenzie di viaggio e turismo sono le imprese turistiche che esercitano congiuntamente o disgiuntamente attività di produzione, organizzazione ed intermediazione di viaggi e soggiorni e ogni altra forma di prestazione turistica a servizio dei clienti, siano essi di accoglienza che di assistenza, con o senza vendita diretta al pubblico”. Questo significherà anche una maggiore possibilità di controllo per gli operatori online.

Promozione dell’eccellenza turistica italiana

(artt. 59 – 65 dell’allegato 1)

Nell’ottica della promozione, considerando che a livello ufficiale non esisteva nulla che attestasse i casi di eccellenza, il nuovo Codice prevede riconoscimenti  per coloro i quali si distingueranno nel settore, come l’attestazione di eccellenza nel settore enogastronomico, “Maestro di cucina italiana”, quella di eccellenza nel settore alberghiero, “Maestro dell’ospitalità italiana”, e le medaglie al merito del turismo per chi con la loro professionalità avrà portato il nome dell’Italia in alto, in giro per il mondo.

Le critiche arrivano dal Fipe: “La nuova riforma uccide la ristorazione”

Forti critiche al nuovo Codice sono arrivate dalla Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe). “La parte relativa alla ristorazione del codice-riforma del ministro Brambilla è l’implosione del turismo e stravolge l’ordinamento giuridico del settore. Consentire a tutte le strutture ricettive di estendere la propria attività a quella di somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nelle stesse strutture produrrà effetti sul turismo opposti e creerà una sperequazione fra le imprese”, così esprimono la loro contrarietà in una nota gli esercenti.

Il problema è che, secondo la federazione, chiunque potrà entrare nel mercato della somministrazione, in diretta concorrenza con i 250.000 esercizi esistenti, figli di professionalità, trafile burocratiche, mutui.

Cosa succede allora? “Che – risponde Edi Sommariva, segretario generale Fipe – se aumenta dismisura la possibilità per gli impreparati di entrare nel mercato, rischiamo di perdere il piacere di curare la qualità della nostra ristorazione. Se nel marasma generale l’offerta si dequalifica, specie in tempi di crisi economica, la reazione non sarà di una maggiore qualificazione, semmai di una deriva”.

“In Sicilia con un economia in ginocchio questa ulteriore regola – spiega il presidente Fipe regionale Dario Pistorio – costringerà i nostri ristoratori a chiudere. Sono circa 20.000 imprese di varia tipologia, con circa 60.000 addetti che lavorano. Attendiamo risposte dai nostri amministratori Regionali”.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 14 luglio, pagina 13)

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