Stalking, attenzione alle false denunce

“La legge sullo stalking è stata assolutamente provvidenziale per porre un argine ad una diffusa e trasversale violenza, spesso prodromica di fatti di sangue. Tuttavia essa ha bisogno di una concreta organizzazione delle forze di pubblica sicurezza, che devono operare a livello capillare e con gruppi costantemente formati e specializzati”. Lo ha detto Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione Avocati matrimonialisti italiani (Ami), durante la presentazione del convegno “Stalking: profili sostanziali, processuali e attività di contrasto”, a Messina.

In Italia, ricordiamo, la legge che configura come reato questo tipo di condotta persecutoria è stata introdotta col dl 23 febbraio 2009 n. 11. L’articolo 612-bis introdotto nel codice penale recita al comma 1 così: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Soprattutto, come ha sottolineato Gassani, “occorre contemplare immediate misure di protezione nei confronti delle vittime di stalking dal momento della denuncia contro il loro carnefice. Per molte donne in questi ultimi anni la denuncia è stata una condanna a morte”.

Un altro neo da attenzionare è “il pericoloso fenomeno delle false denunce soprattutto durante le procedure di separazione e divorzio, tese all’ottenimento di risultati processuali vantaggiosi in sede civile nei confronti del denunciato, specie per quanto attiene all’affidamento dei figli”.

(Per il Quotidiano di Sicilia del 16 giugno, pagina 5)

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