Quale contabilità pubblica per l’Università?

Per l’università italiana si profila all’orizzonte, oltre al passaggio obbligatorio al sistema di contabilità economico-patrimoniale (COEP), una maggiore trasparenza nei bilanci e una piena sostenibilità delle proprie spesse con la conseguente riduzione degli sprechi, altrimenti gli atenei rischieranno il commissariamento. Sono questi gli effetti della legge 196/2009 (legge di contabilità e finanza pubblica) e dell’eventuale applicazione del ddl di riforma del sistema universitario nazionale del Ministro Gelmini.

È quanto ha evidenziato la Giunta esecutiva del Convegno permanente dei direttori amministrativi e dirigenti delle Università italiane (Codau) durante l’assemblea, tenutasi a Catania nell’aula magna del Palazzo centrale.

Al centro dell’incontro, intitolato “Quale contabilità pubblica”, il progressivo passaggio dal sistema di contabilità finanziaria (COFIN) al COEP, che vedrà interessate tutte le amministrazioni pubbliche. Per la precisione, la nuova legge parla soltanto di un affiancamento dei due sistemi, a fini conoscitivi (art. 2, comma 2, legge 196/2009), tuttavia il ddl Gelmini, attualmente in corso di esame al Parlamento, impone l’introduzione del COEP per il sistema universitario (art. 5, comma 3), come ha spiegato il prof. Giacomo Pignataro, componente del Comitato per i principi contabili delle amministrazioni pubbliche. Inoltre, “con la legge 196/2009 – ha dichiarato l’accademico – anche i bilanci degli atenei saranno soggetti a un nucleo di principi e di schemi definiti centralmente attraverso dei decreti legislativi, che cercheranno di rendere più semplice il processo decisionale relativo alla spesa, realizzando al tempo stesso un controllo sempre maggiore da parte del Ministero dell’Economia sull’andamento della spesa di tutte le amministrazioni pubbliche e su come vengono utilizzate da esse le risorse”.

Sebbene sia prevalente il numero di atenei pubblici che adoperano il COFIN, di natura pubblica, negli ultimi anni sono aumentate le amministrazioni che hanno introdotto gradualmente il COEP, di natura privatistica. Questo passaggio “può comportare per le università italiane – secondo Marco Tomasi, direttore generale del Miur – una forte spinta all’innovazione, in termini di organizzazione delle risorse e delle strutture, di revisione delle procedure e dei sistemi di supporto tecnologico”.

L’assemblea è stata, tra l’altro, l’occasione per presentare il volume “Esperienze di contabilità economico-patrimoniale nelle università”, curato da Giuseppe Catalano e dallo stesso Marco Tomasi, finanziato dal Codau. Un testo di sostegno e d’esempio che presenta l’esperienza di nove realtà, sette pubbliche e due private, che hanno già adottato il COEP. A tal riguardo, “a Catania – ha esposto Lucio Maggio, direttore amministrativo dell’Unict – abbiamo introdotto una sperimentazione che dovrebbe portarci quanto prima all’utilizzo del nuovo sistema di contabilità. Il nostro ateneo sta acquisendo tutta una serie di strumenti, come il controllo di gestione e la budgetizzazione, necessari per utilizzare il nuovo sistema non solo per fini tecnici, ma soprattutto per rendere la propria gestione più efficiente, controllabile e trasparente, anche verso la società e il territorio”.

Quale contabilità pubblica? Inutile la guerra di religione

Nonostante la legislatura sia indirizzata verso l’introduzione del COEP in sostituzione del COFIN, rimangono forti dubbi su quale sistema sia più efficace per la contabilità pubblica. Almeno a sentire le diverse voci che hanno preso parte all’assemblea Codau.

“Un’opinione condivisa dal punto di vista scientifico o dal punto di vista operativo non c’è – afferma Giuseppino Molinari, direttore amministrativo del Polimi. lo spreco e la cattiva amministrazione non vengono cancellate col COEP che, anzi, ha meno opzione di controllo”. Gli fa da coro Enrico Periti, presidente del Codau e direttore amministrativo del Polito: “bisogna avere chiaro che né la contabilità economico-patrimoniale né quella finanziaria risolvono il problema della crisi economica delle università e dei deficit nei bilanci”.

“L’opzione migliore – per il prof. Giacomo Pignataro – sembra essere quella della legge 196/2009: affiancare il COEP al COFIN a fini conoscitivi”.

(per il Quotidiano di Sicilia di oggi, pagina 13)

(Pdf giornale di carta)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...