La recensione di Avatar

L’attesa per Avatar, il film più osannato dalla critica negli ultimi anni e senza dubbio quello più premiato dal pubblico internazionale, è stata talmente intensa che, dopo averlo visto, l’idea di scrivere immediatamente la recensione, mi è sembrata sciagurata, infatti, sarebbe stato come raccontare a caldo un duello del quale si attendeva da tempo l’esito oppure una notte di passione da lungo attesa. Dopo due settimane, invece, svaniscono le fuorvianti sensazioni causate dall’effetto folla davanti al cinema e dalla difficoltà di prenotare una poltroncina, si dissolve anche quell’aria di “evento eccezionale” che ha costantemente pervaso la stampa, la tv, il web e perfino la radio. Insomma, bisognava prima realizzare di esserci arrivato, per poi allontanare l’eccessivo sensazionalismo che vi si era creato intorno e ritrovare quel “minimo” di obiettività necessaria per scrivere, paradossalmente, di sensazioni ed emozioni.

Avatar è, certamente, un bel film e questo non era qualcosa di scontato. Più ovvia, invece, era l’altissima qualità della grafica, merito della Reality Camera System e del Performance-Capture. Gli effetti tridimensionali, sono stati esaltati dall’ambiente disegnato per creare Pandora, un pianeta eccezionale, per altro molto simile alla Terra e ai suoi abissi marini. Piante, animali, paesaggi e indigeni, fotorealistici come non si erano mai visti in un film di fantascienza. Tutto vero sì, ma troppo annunciato e forse per questo meno sorprendente di quanto ci si potesse aspettare.

Stupisce molto positivamente, piuttosto, l’attualità della storia che, per quanto ambientata in un tempo futuro ed in un mondo alieno, riflette drammaticamente il lato più triste della nostra modernizzazione e dimostra come il reale benessere risieda soltanto laddove c’è il rispetto per madre natura. Pandora diventa lo specchio della Terra, dove gli uomini devastano territori immensi e, se necessario, intere popolazioni, tutto, soltanto per uno sviluppo energetico che non soddisfa i reali interessi dell’umanità. La più bella sorpresa è stata comunque la capacità di coinvolgimento della trama, – definita da alcuni come verde, hippy, ecologista, pacifista e, per fino, obamiana – riuscita nell’impresa di creare un’ottima simbiosi tra gli spettatori e i protagonisti.

Il kolossal di James Cameron, record man già con Titanic, ha registrato una serie di primati negli incassi imbarazzanti per la concorrenza, uno su tutti: è il film che ha incassato di più nella storia e questo dopo appena 41 giorni. Per quel che riguarda i premi, al momento, risulta vincitore di due Golden Globe (miglior film drammatico e miglior regia) e candidato per otto BAFTA, mentre bisognerà aspettare il 2 febbraio per scoprire le nomination per gli Academy, che non saranno poche sicuramente. Fino ad allora, aspettiamo e vediamo quanto riuscirà a guadagnare questa macchina da soldi.

Video trailer.

(per Unimagazine – BlogList – Sipario)

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