La giustizia fa acqua da tutte le parti.

Tutto ciò che sappiamo del suo carattere è desunto dall’istruttoria, che varie persone mi aiutarono cercare vent’anni dopo del delitto nel Palazzo di Giustizia … Non esisteva alcuna classificazione negli archivi, e più di un secolo d’incartamenti erano ammucchiati sul pavimento del decrepito edificio coloniale … Il pianterreno s’inondava periodicamente con l’acqua alta, e i volumi scuciti galleggiavano negli uffici deserti. Io stesso esplorai più volte, con  l’acqua fino alle caviglie, quello stagno di cause perdute, e soltanto una casualità mi permise di riscattare in capo a cinque anni di ricerche 322 fogli saltati dei più dei 500 che dovette possedere in origine l’istruttoria”.

No, non sono le parole di un magistrato catanese che sta cercando le carte di qualche vecchio processo su “cosa nostra”. In verità il Palazzo di Giustizia di Catania non è così. Cioè, non è così, nel senso che l’edificio non è coloniale ma tutto il resto corrisponde perfettamente

Queste frasi si riferiscono all’istruttoria dell’uccisione di Santiago Nasar per mano dei fratelli Vicario, il tribunale in questione è quello della città di Riohacha e sono state scritte da Gabo nel 1981 in “Crónica de una muerte anunciada” (“Cronaca di una morte annunciata”).

In particolare dal minuto 6:10

Archivio della fallimentare, fallito dunque!

E ancora…

Più leggo queste righe e più mi viene il dubbio che non riportino realmente fatti del Tribunale di Catania.

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