Cremazione e fede cattolica, un connubio oggi possibile ma che in passato ha visto la Chiesa schierarsi apertamente contro questo tipo di pratica funeraria. Per cercare di comprendere meglio quale è la posizione attuale della Chiesa, considerando l’importanza che questa ricopre per l’opinione pubblica e per le scelte dei fedeli, abbiamo approfondito il tema con l’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina.
“È noto come si stia diffondendo, all’interno delle nostre comunità, la decisione di cremare i corpi dei propri cari defunti”, asserisce l’arcivescovo, confermando di fatto quanto già sottolineato nei due precedenti approfondimenti del QdS dedicati al tema delle politiche funerarie. Ciò nonostante, le statistiche nazionali mostrano una Sicilia che arranca: l’Isola rimane ultima fra le Regioni italiane, con un numero medio di cremazioni non superiore alle 150 salme annue. La motivazione principale è da ricercare nella carenza strutturale dettata da una politica funeraria poco attenta. Basti pensare che l’unico impianto di cremazione esistente si trova al cimitero dei Rotoli, a Palermo, ed è vecchio di oltre vent’anni.
“Si tratta di una pratica antica (4.000 a. C.), fondata su motivazioni non esclusivamente religiose – spiega l’arcivescovo – e per la quale i cadaveri vengono bruciati e le ceneri non sempre conservate”.
“Nell’attuale legislazione canonica, Codice di diritto canonico, can. 1176, § 3 – prosegue monsignor Gristina – la prassi della cremazione non è proibita dalla Chiesa cattolica, a meno che essa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”.
In passato, infatti, la Chiesa si oppose a tale pratica, non perché la cremazione fosse vietata dalla legge naturale o dalla legge positiva di Cristo, ma perché, fin dai tempi della Rivoluzione francese, i liberi pensatori, i materialisti, gli atei, ne fecero l’espressione settaria del loro credo e dell’anticlericalismo. La cremazione venne condannata formalmente (can.1203, cod. 1917) e contro coloro che l’avessero disposta per il proprio cadavere fu comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche (can. 1240, 1, n. 5, cod. 1917). Solo con papa Paolo VI, nel 1963, venne modificata la norma, concedendo di fatto ai cristiani la possibilità di disporre la cremazione della propria salma.
L’arcivescovo di Catania precisa che “ordinariamente la Chiesa ha sempre preferito l’inumazione come modalità di sepoltura: perché si tratta di una scelta dettata dalla fede nella risurrezione e dal rispetto per i corpi”. Infatti, come il Catechismo della Chiesa cattolica insegna, con la morte il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio, nella sua onnipotenza, restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai corpi riunendoli alle anime, in forza della risurrezione di Gesù.
“Per tali ragioni – prosegue l’arcivescovo di Catania – i corpi dei defunti devono essere trattati con riguardo. Come la predicazione apostolica tramanda (1Cor 15,20). Gesù era il primo risvegliato tra quelli che si sono addormentati. Pertanto, se le motivazioni che spingono i parenti a intraprendere la scelta della cremazione sono in sintonia con questi elementi costitutivi della fede cattolica tale pratica non viene negata”.
“Bisogna ancora osservare – ricorda monsignor Gristina – che l’incenerimento dei corpi attraverso il fuoco non ha mai creato nella Chiesa il dubbio sul potere che ha Cristo di risuscitare i morti. È la fede in questa forza di Gesù Cristo che guida la comunità cristiana nel culto verso i defunti, la stessa fede che ha ispirato un rituale che prevede la pratica della sepoltura e che non esclude la cremazione”.
Monsignor Gristina racconta anche una nuova tendenza che la Chiesa cerca di correggere attraverso una disponibilità informativa, sempre attiva fra i pastori: “Esiste una diffusa platea di persone che opta per tale pratica come risposta a un’esperienza vissuta con le filosofie orientali di tipo panteistico o con religioni alternative costituite da elementi naturalistici e neopagani che divulgano una misteriosa solidarietà tra il mondo degli uomini e il cosmo. Tali correnti sottolineano la necessità per l’uomo di lasciarsi condurre dagli eventi cosmici al fine di essere un’unica cosa con la natura: il passaggio attraverso il fuoco garantirebbe a ciascun uomo di integrarsi perfettamente con il mondo cosmico. Per cui dinanzi a questo scenario culturale iridescente, ogni qualvolta siamo interpellati come pastori e guide delle nostre comunità ecclesiali sulla liceità della pratica crematoria non deve mancare una completa disponibilità a chiarire nei giusti termini il valore e i limiti di tale usanza”.
Per concludere, alla domanda di come siano i rapporti con il Comune in merito alla politica funeraria e alla cremazione in particolare, l’arcivescovo dà la piena disponibilità della Curia circa i possibili sviluppi futuri: “La Chiesa catanese non mancherà, all’occorrenza, di collaborare con le istituzioni locali nel rispetto della legislazione attuale in materia di cremazione”.
Cremazione e fede cattolica, un connubio oggi possibile ma che in passato ha visto la Chiesa schierarsi apertamente contro questo tipo di pratica funeraria. Per cercare di comprendere meglio quale è la posizione attuale della Chiesa, considerando l’importanza che questa ricopre per l’opinione pubblica e per le scelte dei fedeli, abbiamo approfondito il tema con l’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina.
“È noto come si stia diffondendo, all’interno delle nostre comunità, la decisione di cremare i corpi dei propri cari defunti”, asserisce l’arcivescovo, confermando di fatto quanto già sottolineato nei due precedenti approfondimenti del QdS dedicati al tema delle politiche funerarie. Ciò nonostante, le statistiche nazionali mostrano una Sicilia che arranca: l’Isola rimane ultima fra le Regioni italiane, con un numero medio di cremazioni non superiore alle 150 salme annue. La motivazione principale è da ricercare nella carenza strutturale dettata da una politica funeraria poco attenta. Basti pensare che l’unico impianto di cremazione esistente si trova al cimitero dei Rotoli, a Palermo, ed è vecchio di oltre vent’anni.
“Si tratta di una pratica antica (4.000 a. C.), fondata su motivazioni non esclusivamente religiose – spiega l’arcivescovo – e per la quale i cadaveri vengono bruciati e le ceneri non sempre conservate”.
“Nell’attuale legislazione canonica, Codice di diritto canonico, can. 1176, § 3 – prosegue monsignor Gristina – la prassi della cremazione non è proibita dalla Chiesa cattolica, a meno che essa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”.
In passato, infatti, la Chiesa si oppose a tale pratica, non perché la cremazione fosse vietata dalla legge naturale o dalla legge positiva di Cristo, ma perché, fin dai tempi della Rivoluzione francese, i liberi pensatori, i materialisti, gli atei, ne fecero l’espressione settaria del loro credo e dell’anticlericalismo. La cremazione venne condannata formalmente (can.1203, cod. 1917) e contro coloro che l’avessero disposta per il proprio cadavere fu comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche (can. 1240, 1, n. 5, cod. 1917). Solo con papa Paolo VI, nel 1963, venne modificata la norma, concedendo di fatto ai cristiani la possibilità di disporre la cremazione della propria salma.
L’arcivescovo di Catania precisa che “ordinariamente la Chiesa ha sempre preferito l’inumazione come modalità di sepoltura: perché si tratta di una scelta dettata dalla fede nella risurrezione e dal rispetto per i corpi”. Infatti, come il Catechismo della Chiesa cattolica insegna, con la morte il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio, nella sua onnipotenza, restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai corpi riunendoli alle anime, in forza della risurrezione di Gesù.
“Per tali ragioni – prosegue l’arcivescovo di Catania – i corpi dei defunti devono essere trattati con riguardo. Come la predicazione apostolica tramanda (1Cor 15,20). Gesù era il primo risvegliato tra quelli che si sono addormentati. Pertanto, se le motivazioni che spingono i parenti a intraprendere la scelta della cremazione sono in sintonia con questi elementi costitutivi della fede cattolica tale pratica non viene negata”.
“Bisogna ancora osservare – ricorda monsignor Gristina – che l’incenerimento dei corpi attraverso il fuoco non ha mai creato nella Chiesa il dubbio sul potere che ha Cristo di risuscitare i morti. È la fede in questa forza di Gesù Cristo che guida la comunità cristiana nel culto verso i defunti, la stessa fede che ha ispirato un rituale che prevede la pratica della sepoltura e che non esclude la cremazione”.
Monsignor Gristina racconta anche una nuova tendenza che la Chiesa cerca di correggere attraverso una disponibilità informativa, sempre attiva fra i pastori: “Esiste una diffusa platea di persone che opta per tale pratica come risposta a un’esperienza vissuta con le filosofie orientali di tipo panteistico o con religioni alternative costituite da elementi naturalistici e neopagani che divulgano una misteriosa solidarietà tra il mondo degli uomini e il cosmo. Tali correnti sottolineano la necessità per l’uomo di lasciarsi condurre dagli eventi cosmici al fine di essere un’unica cosa con la natura: il passaggio attraverso il fuoco garantirebbe a ciascun uomo di integrarsi perfettamente con il mondo cosmico. Per cui dinanzi a questo scenario culturale iridescente, ogni qualvolta siamo interpellati come pastori e guide delle nostre comunità ecclesiali sulla liceità della pratica crematoria non deve mancare una completa disponibilità a chiarire nei giusti termini il valore e i limiti di tale usanza”.
Per concludere, alla domanda di come siano i rapporti con il Comune in merito alla politica funeraria e alla cremazione in particolare, l’arcivescovo dà la piena disponibilità della Curia circa i possibili sviluppi futuri: “La Chiesa catanese non mancherà, all’occorrenza, di collaborare con le istituzioni locali nel rispetto della legislazione attuale in materia di cremazione”.
(Per il Quotidiano di Sicilia del 12 ottobre 2011)
Vedi anche: Impianto di cremazione a Catania, il Comune non dà alcuna certezza
Vedi anche: … Per garantire il diritto di ciascuno di disporre delle proprie spoglie
Vedi anche: È necessario incentivare gli impianti di cremazione in Sicilia

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