Nell’ultimo ventennio in Italia, grazie alla legge 30 marzo 2001, n. 130 recante “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri” si sta assistendo ad un progressivo aumento di quanti ricorrono alla cremazione per dare l’ultimo addio ai loro cari. Solo in Sicilia questo dato stenta a crescere.
Guardando le statistiche della Sefit (Federutility Servizi Funerari) si può notare, infatti, che mentre in tutte le Regioni è salito il numero di cremazioni eseguite, nel biennio 2006/07, nell’isola è diminuito. La causa principale, anche in questo caso così come in molti altri ritardi siciliani, è attribuibile alla mancanza di strutture funzionali. Nel caso specifico di impianti di cremazione.
L’unico impianto presente nell’Isola si trova a Palermo, precisamente al cimitero Santa Maria dei Rotoli. Si tratta di una struttura costruita oltre vent’anni fa, mal funzionante e per molti periodi del tutto ferma a causa di ritardi nella manutenzione. Per questo la Sicilia è ultima tra tutte le regioni italiane per numero di cremazioni in un anno. Nell’impianto di Palermo nel 2007 sono state effettuate 146 cremazioni, davanti solo ad Ascoli Piceno con 99, solo che il capoluogo delle Marche si trova in una regione dove c’è un altro impianto funzionante a San Benedetto del Tronto che ha accolto nel 2007 molte più salme (301).
Le grandi città italiane poi, se messe a confronto con il Capoluogo siciliano, hanno tutt’altro passo: Milano, 7.729, Roma, 5.703, Genova, 4.021, e Torino, 3.488, che sono le città con il maggior numero di cremazioni.
Concretamente la situazione al momento non è cambiata nonostante, dal punto di vista legislativo, la Regione abbia disciplinato la cremazione delle salme con la Legge 17 agosto 2010, n. 18. Si tratta di una normativa giunta con un notevole ritardo rispetto a quanto aveva previsto l’articolo 6, comma 1, della Legge nazionale 30 marzo 2001, n. 130 che ordinava alle regioni, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, di elaborare un piano regionale di coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei comuni, anche in associazione tra essi, tenendo conto della popolazione residente, dell’indice di mortalità e dei dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini di ciascun territorio comunale, prevedendo, di norma, la realizzazione di almeno un crematorio per regione.
Adesso in Sicilia la normativa c’è, dunque. Ma ad un anno di distanza le cose sembrano essere ferme con il solo impianto dei Rotoli esistente, costringendo ancora molti cittadini isolani a pagare le spese per il trasporto della salma al forno crematorio di Montecorvino Pugliese, in Campania. Impianto gestito da privati, come molte altre strutture analoghe in Italia, e forse per questa ragione efficiente e remunerativo. L’ingresso di capitali privati sarebbe necessario anche in Sicilia. Effettuare i bandi di gara, consentirebbe di realizzare gli impianti a costo zero.
La legge siciliana prevede, all’articolo 9 per la sua attuazione per il triennio 2010-2012, una spesa complessiva annua di 500 migliaia di euro, di cui 440 migliaia di euro per la realizzazione degli impianti crematori e 60 migliaia di euro per le campagne informative. Molti degli impianti italiani sono gestiti dalla Socrem, società privata specializzata. Ma in Sicilia c’è solo un impianto pubblico.
La legge nazionale ha stabilito che nel piano regionale di coordinamento la Regione deve prevedere interventi finanziari per favorire la realizzazione di impianti crematori e di cinerari comuni. Deve fornire indicazioni, inoltre, anche sull’ubicazione degli impianti crematori (comma 2), che devono essere capaci di assicurare servizi rapidi ed economici alla popolazione. Deve disciplinare, tra l’altro, la creazione di cinerari comuni e di strutture per il commiato e prevedendo interventi finanziari finalizzati alla realizzazione, all’interno dei recinti cimiteriali, dei “giardini della memoria” (comma 6), aree destinate alla dispersione delle ceneri, da mantenere verdeggianti, durante l’alternarsi delle stagioni, in omaggio ai defunti.
Tutto ciò consentirebbe di essere più civili, progrediti ed economicamente efficienti. Inoltre la cremazione è molto più rispettosa dell’ambiente. La Sicilia si smuova per rimanere al passo del resto d’Italia e d’Europa.
(Per il Quotidiano di Sicilia del 26 agosto, pagina 7)
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No basta con questi incentivi! Non ci credo proprio che non ci siano imprenditori con capitali pronti ad investire in attività se esse sono redditizie.
La verità è che in Sicilia questa attività non avrebbe così tanto successo (secondo gli imprenditori), punto. I Siciliani sono molto legati al passato e alla religione ergo questo potrebbe essere uno dei motivi.
Anch’io credo che sarebbero meglio i capitali privati…. “L’ingresso di capitali privati sarebbe necessario anche in Sicilia. Effettuare i bandi di gara, consentirebbe di realizzare gli impianti a costo zero”.
In Sicilia nessuno investe non per una questione di cultura ma perché i Comuni non fanno i bandi. Molti siciliani sono costretti a emigrare anche al momento della morte per questo motivo.
Io voglio essere gettato in pasto ai pesci, o compostato. NON voglio essere incenerito, ché inquino!
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